MILITARI ITALIANI INTERNATI

Elio Biagini (1923 - 2005), già ferroviere con la qualifica di Capo Treno e Sindaco Revisore al DLF Rimini, lasciò memorie su sue vicende belliche nel secondo conflitto mondiale. In questo suo scritto si sofferma su fatti accaduti nel 1945 quando era detenuto nel campo di concentramento "M. Stammlager 17/B in Austria". Adibito saltuariamente con altri compagni ai lavori di spaccapietre in una cava, riuscì causalmente a entrare in contatto con altri detenuti ebrei operanti anche loro in una vicina analoga cava, trovandoli in pietose condizioni di denutrizione.

Venuti a sapere delle pietose condizioni in cui versavano i prigionieri ebrei, conosciuti alla cava che operava vicino alla nostra, dopo un consulto fra noi prigionieri militari decidemmo di aiutarli sia pure nei nostri poveri limiti. Passava il tempo e io pensavo sempre a quelle povere persone che portavano il marchio di ebrei di cui i nazisti volevano lo sterminio della razza. Un progetto folle! Un sabato la maggioranza di noi fu utilizzata per andare a lavorare nei campi del sindaco del paese che, oltre a essere macellaio, gestiva tutte le proprietà terriere requisite agli ebrei. Dopo il giorno di lavoro fu consegnato a ciascuno di noi un pacco contenente patate, pane e della carne insaccata, una specie di salciccia.

Ritornati alla baracca decidemmo che una parte di quanto ricevuto l'avremmo donata agli ebrei. Io stesso avrei provveduto per la consegna, sperando di non essere scoperto dai sorveglianti. Il lunedì successivo, con un pretesto, mi recai in baracca e velocemente prelevai il piccolo pacco di viveri, erano le ore 10, periodo nel quale i tedeschi si concedevano una pausa dai loro impegni. Ne approfittai per allontanarmi e corsi a depositare i viveri alla baracca dove si trovavano gli ebrei, e altrettanto velocemente feci ritorno. Mi era andata bene, nessuno aveva notato la mia assenza.

A questo punto vorrei aggiungere un particolare commovente. Terminata la guerra, rientrai in Italia nel settembre del 1945, dopo alcuni giorni il mio amico Adriano mi avvisò che a casa sua, in vacanza, c'era una signora di Milano con il marito che mi aveva conosciuto nei campi di prigionia e voleva vedermi. Così con grande piacere rividi i signori ebrei che erano stati nel campo di lavoro vicino al quale ero stato detenuto. Ci abbracciammo forte con le lacrime agli occhi esprimendo la nostra felicità. La signora mi disse che terminate le vacanze tornava a Milano, per poi partire per l'Argentina.

Elio Biagini