BRIGANTAGGIO NELL'IRPINIA

Avellino, nel cuore dell'Irpinia, fu una delle terre più fiere del Regno delle Due Sicilie. Prima della conquista piemontese del 1860, questa provincia faceva parte di uno Stato che possedeva proprie istituzioni, un esercito, infrastrutture e una forte identità meridionale. Con l'arrivo dell'Unità d'Italia, molte comunità dell'Irpinia si trovarono improvvisamente sotto un nuovo potere politico percepito da tanti come estraneo.Proprio nelle montagne che circondano Avellino nacque una forte resistenza popolare che la storiografia ufficiale ha spesso definito semplicemente brigantaggio.

In realtà, per molti contadini, ex soldati borbonici e popolani, quella lotta rappresentava la difesa della propria terra, delle tradizioni e della fedeltà al vecchio regno. Il fenomeno del Brigantaggio postunitario fu particolarmente intenso in Campania e nelle zone interne dell'Irpinia, dove bande armate si opposero all'esercito piemontese e alle nuove autorità. Molti di questi erano ex militari dell'esercito borbonico rimasti senza lavoro dopo la caduta del regno. Altri erano contadini colpiti da nuove tasse, leva obbligatoria e cambiamenti amministrativi che sconvolsero gli equilibri sociali esistenti.

Le montagne dell'Irpinia divennero così rifugio e simbolo di resistenza. Ancora oggi, nella memoria popolare del Sud, quei briganti sono ricordati non solo come fuorilegge, ma come uomini che combatterono per difendere il proprio mondo. La storia di Avellino in quegli anni racconta quindi una pagina complessa non soltanto di repressione e conflitto, ma anche il grido di un popolo che temeva di perdere la propria identità dopo la fine del Regno delle Due Sicilie.

Pompilio Parzanese