Eravamo (io con altre persone che non conoscevo), in una grande stanza quando a un tratto entra la zia Olga (morta nell'agosto del 1996) dimagrita e quasi irriconoscibile. Indossava un abito maschile a doppio petto gessato sul marrone e a noi che la salutammo, rispose che era tanto che non ci si vedeva: lei si era trasferita in Svizzera e vi si trovava molto bene, ci disse. Aveva conosciuto varie persone con le quali si trovavano spesso, e il clima le era molto confacente perché abitava nei pressi di un lago. Io ho sempre amato i laghi e avrei tanto desiderato stabilirmi vicino a uno di essi, le chiesi se potevo andare ad abitare con lei, ma lei fu evasiva e poi scomparve.
Non so interpretare i sogni. Interpellato Marco, mio figlio sacerdote, non sapeva dirmi il perché dell'abito maschile, ma è stato positivo che lei mi abbia parlato dicendomi che stava bene e che io l'avrei forse potuta raggiungere un giorno. Devo dire che io ero molto legata a questa zia, sorella di mia madre, che si era sposata un po' avanti negli anni e non aveva potuto vere figli dopo un doloroso aborto spontaneo, e si era attaccata ai numerosi nipoti e a me in particolare. Andavo spesso a casa sua, che era in via Brighenti, e davanti aveva un grande spiazzo in terra battuta dove troneggiava l'Arco d'Augusto, rimasto indenne durante i numerosi bombardamenti subiti dall'intera città. In questo spiazzo sostavano spesso le giostre (automobiline che si scontravano, calcinculo, per adolescenti e giovani adulti, quelle con cavallucci, carrozzelle e altro per i bimbi più piccoli, ecc.).
Ero ormai una ragazzina di 10 - 11 anni, ricordo che spesso sostavano anche carrozzoni con attrattive varie fra cui un giorno uno con La donna ragno; mia madre, dopo non poca insistenza, ci accompagnò (mia sorella Paola e la sottoscritta molto incuriosite) a vederla dietro il modesto pagamento di un biglietto d'ingresso. Quale fu la nostra delusione nell'assistere alla comparsa di una povera ragazza, con il viso triste, incastrato in un buco fatto al centro di un contorno di schifose enormi zampe da ragno in tessuto marrone che pareva velluto. Per fortuna la visita durava pochi minuti e io, uscendo dal capannone, cercavo nella mente un modo per liberare la ragazza da quell'avvilente schiavitù che ogni pomeriggio e sera la vedeva costretta a quell'orribile rappresentazione.
Maria Grazia Sormani