PASSAGGIO DEL FRONTE

Virgilio Cupioli (Tonino), Rimini 1926 - 2023, già ferroviere con la qualifica di Capo Stazione Superiore, ha lasciato memorie nelle quali ripercorre momenti salienti della sua giovinezza. In questa circostanza si sofferma nel periodo della guerra, in cui fu sfollato a San Marino.

L'esercito alleato, verso la fine di luglio 1944, dopo avere occupato Roma, avanzava verso la linea Gotica che rappresentava l'ultimo baluardo difensivo tedesco prima della pianura Padana, i cui ridenti colli dell'entroterra riminese costituivano l'ultima difesa naturale, mentre sui loro crinali si rafforzavano le truppe tedesche efficacemente armate.

Di giorno dominavano il cielo gli aerei alleati, che mitragliavano ogni cosa in movimento. Squadriglie di quadrimotori da bombardamento, dette fortezze volanti, giorno e notte solcavano il cielo dirette a nord. Il momento cruciale per gli abitanti era quando questi bombardieri sorvolavano la posizione a terra e stavano quasi vicino in linea obliqua, se sganciavano in tal momento potevano colpire, se sganciavano quando erano verticalmente sopra, le bombe sarebbero cadute più avanti. Guardavamo col cuore in gola sotto gli aerei perché le bombe sganciate erano visibili come puntini neri cadenti e si udiva il sibilo della discesa. Erano attimi di trepidante sospensione del respiro, che svaniva non appena passati.

La popolazione fuggita dalla città e la residente, nella speranza di evitare il coinvolgimento nella battaglia, sfollava verso San Marino, confidando nella neutralità del paese e nella buona accoglienza dei Sanmarinesi. Infatti migliaia di persone si sparpagliavano sul suo territorio e nelle gallerie del treno non più circolante. Io pure con la mia famiglia, dopo avere sepolto in una buca i vestiti, la biancheria e le cose di casa, sperando di ritrovarle intatte al ritorno, caricammo sopra un carretto le cose indispensabili, farina, tagliere, testo per cuocere la piada, qualche pentola e il resto occorrente per l'immediatezza. Per alcuni giorni ci sistemammo nella galleria di Domagnano, però la promiscuità con tante persone diventava psicologicamente e, in sostanza, debilitante, essendo molto affollata; ci spostammo ulteriormente fino a fermarci in un garage di Borgo Maggiore vicino alla scuola pubblica.

Sodati tedeschi in ritirata occuparono San Marino, non tennero conto della neutralità e si opposero all'avanzata alleata. A Domagnano, io e mio fratello Arsildo, fummo costretti dai tedeschi, sotto la minaccia di una pistola, a scavare una buca nella strada per minarla. A Borgo Maggiore il terrapieno della ferrovia aveva un'alta massicciata bucata per lo scolo delle acque con due piccole imboccature a monte e a valle nascoste dalla vegetazione, a cento metri sulla destra c'era il passaggio a livello sull'unica strada che portava a Borgo Maggiore.

Dall'alto della posizione, la notte fra il 19 e il 20 settembre 1944, gli sfollati e i residenti furono spettatori dell'ultima battaglia della linea Gotica, guardando verso Rimini la valle dell'Ausa era illuminata a pieno giorno dai bengala e dai riflettori, pallottole traccianti, esplosioni luminose sfavillavano nel cielo, si udiva l'assordante rumore della battaglia, mentre laggiù nel mare lampeggiavano le bordate delle batterie navali che sparavano in continuazione.

Il giorno dopo si intuiva che la liberazione fosse imminente, verso le ore 10 affacciandomi all'imboccatura del tunnel, vidi avanzare due autoblindo inglesi sulla strada per il Borgo, dietro alle piante di acacia al passaggio livello era appostato un panzer tedesco che sparò un solo colpo e colpì la prima autoblindo, mentre la seconda si ritirò velocemente. Alcuni soldati tedeschi discesero la strada in entrambi i lati, circondarono l'automezzo fermo mentre i tankisti inglesi uscivano con le mani alzate circondati dai tedeschi con le armi spianate, alcuni erano feriti ed erano aiutati dai commilitoni.

Poco dopo iniziò un intenso cannoneggiamento su Borgo Maggiore, che durò per circa un'ora, e alla cessazione, tra il fumo dei proiettili, avanzavano baionette in canna i nepalesi (Gurkha) e da quel momento il paese fu libero dai tedeschi. Io e mio fratello rimanemmo dentro il tunnel rannicchiati, qualche scheggia di striscio era entrata ma fortunatamente senza colpire, nell'uscire fummo attaccati da un bovino e dovemmo rientrare. Nella radura interna, protetta dalla massicciata della ferrovia, erano ricoverati una quindicina di bovini che il cannoneggiamento aveva colpito, sembravano impazziti, molti erano feriti, mutilati, sventrati, muggivano spaventati e doloranti. Quella vista era pietosa.

Fortunatamente il cannoneggiamento mi lasciò assieme ai famigliari illeso, non altri ci furono morti e feriti. Lungo la strada c'era un tedesco a terra colpito dal bombardamento forse non ancora deceduto, una donna gli stava togliendo le scarpe, anche in quei frangenti tale atto di sciacallaggio apparve disgustoso. Per il rientro si dovette attendere lo sminamento delle strade, perché erano saltati in aria automezzi alleati, lungo il percorso giacevano morti soldati tedeschi insepolti; le persone, per evitare il lezzo e le infezioni, spingevano i corpi nel fosso e li coprivano con un po' di terra e sul tumolo ponevano l'elmetto. Furono raccolti dopo una decina di giorni. In quel tempo l'acqua per ogni uso era bollita.

Virgilio Cupioli