RIEPILOGANDO

Su queste pagine, in numeri precedenti, si era informato come negli anni più soggetti, sia pubblici che privati, si siano interessati, con diverse finalità, delle aree dove il DLF ha il suo storico, centenario, insediamento, con piani che tendevano sempre a ridimensionarne, o annullarne, la presenza.

Fra questi soggetti avevo citato: le varie Amministrazioni Comunali che, dagli anni settanta del secolo scorso, si sono succedute alla guida della città, quasi tutte, si sono esercitate nel presentare ricorrenti progetti su come dette aree dovessero essere utilizzate, prefigurando destinazioni d'uso, fra le più disparate.

Questa progettazione spesso era portata avanti come se le aree DLF fossero un contenitore vuoto, o quasi, senza considerare, o meglio snobbando, il fatto dell'esistenza di pregevoli strutture sportive, culturali e ricreative. Questi piani poi trovavano un eco amplificato dai mass media, con ripercussioni negative per il DLF, perché questo creava un clima di precarietà, insicurezza su i suoi destini futuri. Aspetto che consigliava nel DLF di operare con estrema cautela, lasciando al palo ogni ipotesi di nuove realizzazioni e limitare anche meno impegnative migliorie.

Vi fu poi il caso dell'Amministratore Delegato della Società FS (il riminese Ing. Mauro Moretti) quando, oltre venti anni fa, pose il veto alla possibilità di acquisto da parte dell'Associazione Nazionale DLF di dette aree, come viceversa avvenuto per la quasi totalità degli altri dopolavori, giustificando tale presa di posizione per presunti disegni di valorizzazione.

Ciò detto come non esprimere sconcerto per la sentenza di condanna da lui subita, cinque anni di reclusione, per l'incidente ferroviario con vittime alla stazione di Viareggio nel 2009, sua colpa fu al tempo l'essere al vertice della società FS, quale A.D.; da buon ultimo infine, come se tutto quello già esposto non fosse bastato, ci pensò la Sede Centrale DLF, tramite la sua controllata: la società Patrimonio DLF Srl, ad assestare al DLF Rimini un altro grave duro colpo, che sarebbe potuto essergli fatale.

Questo precipitare della situazione accadde quando, nel 2022, la Patrimonio DLF Srl sottrasse al DLF Rimini tutti gli immobili (escluso l'ufficio DLF e un magazzino di analoga dimensione), per i quali aveva fino allora pagato un canone di locazione. Fu così che il DLF Rimini si trovò, in un primo momento, privato di risorse economiche, indispensabili per la sussistenza, e, nello stesso tempo, di spazi vitali per lo svolgimento delle attività Statutarie. Tant'è vero che ancora oggi, per fare fronte alle indispensabili spese per l'ordinaria amministrazione e la promozione di una sia pure minima attività dopolavoristica, si può contare solo sugli introiti, sia pure modesti, derivati dalla sezione turistica e dal tesseramento sociale.

Occorre ricordare che nei primi anni 2000 per il dopolavoro vi fu una specie di rivoluzione copernicana, ovvero quando la società FS pretese per gli immobili loro affidati con la formula del comodato d'uso gratuito, congrui affitti. Fu con il subentro di questa nuova situazione, che diversi DLF andarono in crisi. Questo accadde in particolare dove gli apparati dirigenziali erano già fragili, carenti, non sufficientemente motivati, con conseguenti commissariamenti e ricadute sulla Sede Centrale che provvide con interventi mirati a fronteggiare e sanare le non poche posizioni di criticità.

In questo non facile panorama generale il DLF Rimini invece, tutto sommato, tenne, seppe destreggiarsi e trovare i giusti equilibri con soddisfacenti risultati sul piano economico. Piace ricordare come funzionari della Patrimonio DLF Srl, nel controllo dei nostri bilanci, esprimessero sorpresa nel costatare che si fosse accantonato un congruo fondo di riserva atto a fronteggiare le emergenze, evidentemente questa circostanza, se non rara era, per lo meno insolita nelle altre realtà DLF.

In quegli anni, fino al 2022 e in parte tuttora, si erano raggiunti traguardi notevoli nel tesseramento sociale, si occupava a livello nazionale, per numero di iscritti, secondo gli anni, fra il quinto e l'ottavo posto, superando non pochi capoluoghi di regione, di grandi nodi ferroviari, compreso il DLF di Bologna. Si detenne il primato nazionale, ancora oggi non scalfito, per il numero più elevato di pensionati ferrovieri iscritti.

Questo status quo decadde, come è già stato detto, dal 2022, al termine del contratto di locazione del DLF Rimini, che la Patrimonio DLF Srl lo evocò a sé, escludendone il DLF Rimini, con la giustificazione che per le aree in questione era in corso un contenzioso con la società FS, che ne pretendeva almeno in parte la restituzione. Successivamente la Patrimonio DLF Srl delegò il Presidente del DLF Bologna per trattare il subaffitto dell'intero complesso DLF che concluse con un accordo con il conduttore che già gestiva il Cinema Settebello e i parcheggi, lasciando al DLF Rimini, in franchigia, il già citato vano uffici di 99 mq e un magazzino di identica misura, senza servizi.

Per il DLF Rimini questo improvvido ridimensionamento incise non solo sul piano economico ma soprattutto su quello delle attività a causa dei fabbricati non più disponibili per i nostri gruppi sportivi e culturali, tanto che non pochi fra questi furono costretti a chiudere i battenti, si cita: gli scacchi, il fotografico, l'informatico, il micologico, il calcio, il biliardo, le bocce, ecc. La Sede Centrale, alle nostre pressanti recriminazioni, promise supporti economici che al momento però si sono concretati con episodiche elargizioni pecuniarie, sempre finalizzate a supporto di iniziative per mostre e manifestazioni promosse dal nostro DLF.

Per completare il quadro si deve registrare che, in mesi recenti, la società FS, con la Metropark Srl, ha preso possesso di aree DLF, quelle che dal Cinema Settebello (compreso) si spingono a sud, adibendole a parcheggio autoveicoli.

Per concludere, con tutta franchezza ma anche con profonda amarezza, spontaneo è il chiedersi: Operare bene, correttamente, stare nelle regole, paga? A quanto pare no, anzi a volte può diventare controproducente.

Giovanni Vannini