Vito Milano (Rimini 1926 - 2011) già ferroviere con la qualifica di Capo Gestione Superiore, assunto nella stazione di Milano nel 1953, lasciò memorie sulla sua vita privata intrecciata con quella ferroviaria. Questo racconto è stato tratto da sue memorie.
Dopo un lungo fidanzamento eccomi giunto al matrimonio con la mia concittadina Maria Virginia (Mimma) Sanchini, insegnante nelle scuole medie riminesi. Impiantata casa a Rimini, con la speranza di ottenere prima o poi un riavvicinamento, affrontai il pendolarismo settimanale per circa due anni, poi l'avvicinamento alla stazione di Forlì, con pendolarismo giornaliero per altri sette anni, e infine alla stazione di Rimini con altri ventuno anni di servizio prima di raggiungere il pensionamento.
Servizi completamente diversi da quelli di Milano dove avevo lasciato carissimi colleghi ai quali ero legato da profondo e fraterno affetto. A parte l'attaccamento al mare, devo confessare di avere imparato anche ad amare, non poco, la Milano con la sua Madonnina e che non mi è stato facile ambientarmi di nuovo nella mia città lasciata tanti anni addietro. Per usi e abitudini diverse.
Ora non più la tranquilla località balneare a misura di famiglia ma molto più caotica e invivibile, appesantita dalla crescente cementificazione. Oh, sì! Sicuramente anch'io sono cambiato, tranquillo padre di famiglia, non più frequentatore della convulsa vita balneare diurna e notturna. Ora mi ritrovo adagiato in una felice e tranquilla realtà famigliare, con due bei figlioli, sistemati ma non sposati, il maschio con attività propria d'incisoria e timbrificio; la femmina avviata alla professione di avvocato e una meravigliosa moglie che continua a sopportarmi pazientemente con cura e amore.
Che altro desiderare?! Raggiunto il pensionamento e il traguardo degli anni ottanta, niente più progetti avveniristici, tutto si è svolto come naturale consuetudine, nel bene e nel male, momenti lieti o meno.Non più sogni di quelli che ti accompagnano lungo l'intera giovinezza.
Vito Milano