Virginio Cupioli (Tonino), 1926 - 2023, ha lasciato memorie che riguardano prevalentemente la sua gioventù. In questo suo scritto ricorda come ai suoi tempi vigesse sull'arenile riminese una pratica diffusa, quella delle sabbiature.
Ero giovane, curioso e intraprendente, vi fu un periodo che al mare, sulla spiaggia, imparai a fare le sabbiature. Avevo osservato un esperto che a pagamento si prestava a tale cura per qualche villeggiante sofferente di mali alle ossa. Oggi non sarebbe più possibile perché vietato dalla legge. Questa era la procedura: scelta una zona priva di vento, la mattina di buona ora si scavava una buca poco profonda nella sabbia, che doveva essere pulita e finissima, della lunghezza di una persona, con un leggero incavo al centro. La buca era così circondata dal cumolo di sabbia scavata e si lasciava asciugare e scaldare al sole, tanto che finiva per scottare. Il cliente sofferente, nell'ora più calda del giorno, si distendeva dentro la buca, si copriva la testa fino al collo con un asciugamano, si mettevano gli occhiali per evitare la sabbia negli occhi, mentre un ombrellino aperto serviva per ombreggiare la testa e proteggerla dal sole.
L'operatore ricopriva il corpo del cliente con uno strato di sabbia scottante. La prima volta del trattamento era bene che il bagno di sabbia fosse breve, questo sempre se il soggetto aveva sudato bagnando la sabbia. Nei giorni successivi aumentava, gradualmente, il periodo di permanenza del corpo sotto copertura nella sabbia, almeno fino a quando il paziente riusciva sopportare. Quando la sabbia era impregnata di sudore, si scopriva lentamente il corpo, massaggiandolo e asciugandolo particolarmente nelle parti che il paziente accusava dolore. Al termine del trattamento, protetto da accappatoio, si trasferiva in una cabina calda per circa un'ora per la sauna (o per il tempo che resisteva), indi ben coperto, rientrava in hotel si stendeva rilassandosi sul letto e passata un'altra oretta se voleva poteva farsi la doccia.
Ovviamente questa era una maniera empirica e la visita al cuore era sostituita dalla propria sensazione an gni la faz piò (non ce la faccio più) e s'interrompeva la sabbiatura.
Virginio Cupioli