RACCONTI DI VITA IN FERROVIA

Sono stato assunto in ferrovia il 1° ottobre 1957 a Bologna centrale. Nel 1963, mi sono sposato e sono andato ad abitare a Bologna. Dopo alcuni anni sono stato trasferito a Milano smistamento. Era il 1° gennaio 1966. La prima figlia aveva 20 giorni. Mia moglie sola a Bologna, senza parenti, residenti da altre parti. Con tre amici/colleghi, prendemmo in affitto una camera a Milano, in via Pitteri all'Ortica nei pressi di Lambrate. Ciò fu possibile anche perché tutti noi effettuavamo servizi turnificati diurni e notturni, per cui risultava raro poterci trovare tutti insieme in camera a dormire. Ovviamente, ognuno disponeva del proprio letto.

La costruzione era una cosiddetta casa a ringhiera, molto comune in quei giorni a Milano. Si trattava di un condominio di formato quadrato con all'interno un cortile. Lungo il muro perimetrale interno, al primo piano, vi era un lungo terrazzo con ringhiera da dove si accedeva agli appartamenti. In fondo al lungo terrazzo all'aperto, vi era una sola ritirata comune, oppure due, delle quali tutti si dovevano servire. Immaginate durante l'inverno di notte dover uscire dalla camera per recarsi in fondo al terrazzo, all'aperto e magari trovare la ritirata occupata. Ovvio che la camera fosse sprovvista di riscaldamento.

Ricordo che giravano insetti che i bolognesi chiamano bordigoni, per cui avevamo sparso una polverina bianca (non ricordo quale tipo di veleno fosse) lungo il perimetro interno della camera stessa, per limitarne la circolazione. La mia permanenza a Milano durò due anni e mezzo per poi rientrare a Bologna. Nei pressi, altri colleghi si erano sistemati più o meno allo stesso modo. Un giorno uno di loro ci raccontò di avere litigato con la proprietaria per cui l'aveva sfrattato e ci chiese se, provvisoriamente, poteva (udite udite) quando ne avesse avuto bisogno, dormire nel letto di chi fosse stato in servizio. Disse: porterò con me un paio di lenzuola e utilizzerò un letto disponibile. Talvolta capitava che qualcuno di noi rientrasse e che il nostro letto fosse da lui occupato per cui ne derivava l'immediato suo trasloco in altro letto libero. Per solidarietà fra colleghi accettammo, a condizione fosse per breve tempo.

Quando rientrai a Bologna, era ancora lì. Per fortuna capitò durante il mio ultimo periodo di permanenza a Milano. Sapemmo poi il motivo per cui fu sfrattato. Non aveva mai pagato l'affitto. Fece così anche con noi. Per completare il personaggio, chiedeva prestiti a chi non lo conosceva sotto questo aspetto, per poi pagargli il caffè con i loro soldi, ma il prestito non rientrava. Anch'io, a parte l'affitto, ci rimisi qualcosa. Ora ci ha lasciati, ma era un personaggio convincente che sapeva raggirare la gente con simpatia. Restammo amici e lui seppe in altro modo restare amico di tutti noi colleghi. In seguito ci si trovava una volta all'anno a cena tutti insieme, anche con le mogli, per ricordare i vecchi tempi, ma ha poi sempre pagato.

PS. Ho tralasciato la parte per me più brutta di quel periodo trascorso a Milano, che è quella relativa alla mia condizione famigliare, soprattutto quella di mia moglie, sola a Bologna senza parenti nelle vicinanze con una bimba di pochi mesi, poi nuovamente rimasta incinta e quando nacque il secondo figlio, io mi trovavo ancora in servizio a Milano. E lei sola con due bambini piccoli, di cui la prima scatenata e il secondo che non ha dormito fino ai cinque anni. Che periodo! E che moglie!

Filippo Vannini


Casa di ringhiera.