SI AVVICINA UNA RICORRENZA SPECIALE

Il Dopolavoro Ferroviario compirà, nel 2025, il secolo di vita. Una ricorrenza per la quale si ritiene opportuno, fin da ora, iniziare a ripercorrerne la storia. In merito però un'osservazione preliminare va fatta, ovvero che nel corso dei decenni, in particolare negli ultimi, il DLF ha subito profondi cambiamenti, il più radicale passare dall'essere un ramo della società FS a ente autonomo assistito. Una metamorfosi evolutiva tale per cui l'attuale ha più poco da spartire con quello originario.

Ciò detto si deve però rilevare che a favore dei soci inalterati rimangono i fondamentali dell'obiettivo statutario, cioè: offrire, nell'ambito del possibile, servizi, assistenza e opportunità di svago di tipo: ricreativo, sportivo, culturale e turistico. Un presupposto questo che, per essere realizzato in modo soddisfacente, richiederebbe la devoluzione di risorse finanziare dalla Casa Madre, la società FS, che invece, con il trascorrere del tempo, dagli inizi di questo secolo, ha sempre via più centellinato, fino a ridurle al lumicino. Un'evoluzione negativa di cui, di norma, ne hanno sofferto principalmente, a volte irrimediabilmente, i DLF più piccoli e meno strutturati.

Fin dal sorgere dei DLF Territoriali per i soci le opportunità, né forse poteva essere diversamente, furono uguali per tutti. Chi di questi ne trasse in prevalenza beneficio, furono quelli dimoranti in determinate città, dove le sedi DLF furono dotate di valida, varia e attrezzata impiantistica: sportiva e/o ricreativa. Queste città privilegiate corrisposero a quei siti in cui sussisteva una più alta concentrazione d'impianti ferroviari e di conseguente forza lavoro. Così accadde per Rimini, che rientrò nel novero di quei siti elitari.

Rimini ferroviaria, per altro, vantava allora due importanti officine, quella delle grandi riparazioni di via Tripoli e le locomotive e veicoli di via Roma (andata poi distrutta durante gli eventi bellici della seconda guerra mondiale) inoltre era anche snodo ferroviario di rilievo con due linee ferrate: quella adriatica in direzione di Ancona e Bologna e quella per Ravenna. La stazione era anche raccordata a due linee ferroviarie secondarie, la Rimini - Mercatino Marecchia e la Rimini - San Marino.

Il Dopolavoro Ferroviario, fra le varie corporazioni nazionali fu il primo a essere istituito dal Regime nel 1925. La sua nascita fu promossa con ferma determinazione, senza lesinare risorse, per costellare la penisola e le due isole principali, lungo le linee ferroviarie, di sedi DLF. Il vistoso investimento era, da parte del regime, finalizzato a una precisa esigenza: il pieno controllo della categoria dei ferrovieri. Il trasporto ferroviario costituiva allora un ganglio vitale per la vita economica della Nazione, l'auto era ancora agli albori, né tantomeno esistevano le autostrade. Fu così che si concepì questo nuovo organismo, il dopolavoro, quale strumento paternalistico che poteva concorrere ad accattivarsi il favore dei lavoratori.

Per altro la categoria era molto sindacalizzata, aveva contrastato l'ascesa al potere del fascismo. Fu sedata con il varo di eccezionali provvedimenti repressivi. Fra gli anni 1922 - 1923, furono licenziate decine di migliaia di ferrovieri, fra i più turbolenti e riottosi, adottando allo scopo un'equivoca motivazione: scarso rendimento. Tornando al DLF di Rimini, quando fu inaugurato fu intitolato al padre del Duce Alessandro Mussolini. In quanto alla sede, dopo avere peregrinato provvisoriamente in città, per alcuni anni, in vari siti, fu nel 1931 che ebbe la sua definitiva sistemazione vicino alla stazione ferroviaria, in via Roma, sulla quale l'edificio della sede si affacciava.

Il giornale Popolo di Romagna così descrisse la sua inaugurazione: in questo palazzo a un piano trovavano collocazione la sala di lettura, musica, gioco, un teatro galleria attrezzato per spettacoli teatrali e cinematografici e sale da ballo. All'aperto giochi da tennis, di bocce, tamburello, di scattinaggio ecc. Inoltre è presente un campo sportivo per il gioco del calcio, con attorno alla pista in carboncino battuto per l'atletica leggera, relativi spogliatoi e servizi e la tribuna per assistere alle partite. Vi era anche una sede estiva ubicata nelle vicinanze della chiesa dei Salesiani, dove un piccolo parco ospitava dei campi di bocce e un bar con ampio spazio esterno occupato da tavolini.

Peccato che tutto questo ben di Dio fosse spazzato via dagli incessanti bombardamenti che colpirono la zona durante il secondo conflitto mondiale, trasformando l'area in cumoli di rovine. Nel dopoguerra arriverà lenta la ricostruzione. Si rimanda l'ulteriore trattazione dell'argomento a un prossimo numero del giornale.

Giovanni Vannini

Copertina del libro DLF Rimini edito per il 75° dalla fondazione.