OBIETTIVO FERROVIARIO

A metà ottobre del 1968 mi venne recapitata una inaspettata cartolina che mi intimava di presentarmi, alla data riportata su di essa, presso la caserma Duca d'Abruzzo del Reggimento Fanteria Salerno a Diano Marina. Qui c'è qualcosa che non va, pensai, io devo partire a novembre per la Marina. Non sapevo a chi rivolgermi per avere chiarimenti. Non so perché, scelsi di andare a chiedere informazioni alla caserma dei Carabinieri dove un maresciallo mi spiegò che probabilmente a novembre, all'ultimo scaglione di partenti per la Marina si sarebbe formato un esubero e che quindi molte reclute sarebbero state passate in fanteria.

Salutandomi, mi disse di stare tranquillo e contento perché così mi sarei risparmiato circa una decina di mesi di naia! Infatti alla fine fu proprio così! Giunto a Diano Marina, trovai diverse altre reclute che avevano avuto la stessa mia sorte. Si scoprì, in un secondo tempo, che non eravamo stati proprio i più fortunati in quanto a tantissimi altri giovani giunse direttamente il congedo a casa senza aver fatto nemmeno un giorno di militare!

Al termine del cosiddetto CAR (Centro Addestramento Reclute), circa sotto Natale del 1968, ci furono le partenze verso i vari reggimenti dove avremmo passato il restante periodo di militare. Quasi tutte destinazioni situate nelle regioni del nord/est dell'Italia. A quei tempi erano le zone dove erano concentrate tante forze militari a difesa dei nostri confini e atte a contrastare quel paventato pericolo di un'invasione da parte delle forze dell'Est.

Fui abbastanza fortunato in quanto designato verso la destinazione più vicina a Rimini. Il Reggimento Operativo Legnano si trovava infatti nel Veronese, esattamente a Montorio, una frazione di San Michele in Extra vicino Verona. Partimmo da Diano Marina alle prime ore del mattino con una tradotta militare e giungemmo alla stazione di Verona in tarda serata. Un viaggio incredibile! Da lì fummo caricati su diversi camion che ci portarono finalmente a destinazione, e sistemati poi a notte fonda in grandissime camerate.

La sveglia del mattino ci trovò in una realtà difficilmente descrivibile. Ci vollero giorni per capire dove eravamo e cosa ci aspettava. La caserma aveva una superficie immensa e con le nebbie di quelle zone vi era il rischio di perdersi. Un particolare molto importante che capimmo in seguito fu che quelli come me, che avevano fatto le visite per la Marina e lì avevano avuto certe assegnazioni, passando poi nell'esercito non avevano più alcuna qualifica, erano considerati meno di zero.

A quei tempi nei reggimenti di fanteria come il nostro, erano incluse le compagnie fucilieri assaltatori, la cosiddetta carne da macello da mandare in prima fila in caso di guerra. A poco a poco mi resi conto che, a parte quei pochi mancati marinai come me, gli altri commilitoni erano in maggioranza analfabeti. Inoltre erano molti quelli che avevano avuto o avevano in corso problemi con la giustizia. Gran brutta compagnia, veramente da stare poco sicuri!

Con il passare del tempo si riuscì ad avere un clima più disteso, dovuto principalmente a due motivi. Il primo era che questi poveretti, a parte la misera diaria che l'esercito passava, non avevano in tasca una lira per prendersi un caffè o qualche gettone per telefonare a casa (quelli che ne avevano una), e allora spesso il nostro aiuto era fondamentale. L'altro motivo, forse anche più importante, era che essendo semianalfabeti avevano bisogno di farsi scrivere le lettere da inviare ai propri familiari e di leggere poi le risposte e a questo provvedevamo noi. Quindi si capisce che venivamo trattati con riguardo.

La vita militare risultò veramente dura in quei reggimenti operativi, chiamati così in quanto nel giro di poche ore si doveva essere pronti a entrare guerra. E allora massima disciplina, un duro addestramento e tante, tante esercitazioni di ogni genere e in ogni contesto, così come innumerevoli guardie armate. In una di queste mi trovai coinvolto in una situazione veramente brutta che proverò a raccontare in un'altra occasione.

Nei primi giorni del gennaio 1969 ecco la Ferrovia che mi chiama presso l'ospedale di Ancona per sostenere le visite mediche per chiudere la pratica di assunzione come aiuto-macchinista. Dai superiori mi fu accordato un permesso che mi permetteva di fermarmi a Rimini, pernottare a casa e recarmi il mattino seguente ad Ancora da dove, esaurite le visite, ritornare direttamente in caserma. Visite mediche tutto a posto, c'era da aspettare solo la conferma dell'assunzione.

La chiamata in servizio arrivò una quindicina di giorni dopo, al che risposi con l'invio della mia situazione militare. Congedato il 30 dicembre del 1969, il giorno dopo l'Epifania del 1970 mi presentai a Milano e da lì al Deposito Locomotive di Cremona dove iniziò la mia vita ferroviaria.

Luciano Caldari