Ariodante Schiavoncini 1922 - 2013, partigiano, figura di rilievo della politica riminese, racconta in questo scritto della chiamata alle armi e delle difficoltà incontrate nell'ambiente militare.
Nel 1941, in piena guerra mondiale, ho ricevuto la cartolina precetto per svolgere il servizio militare. Dal Distretto militare di Forlì sono stato arruolato nel 278° reggimento fanteria della Divisione Vicenza e mandato al deposito militare di Latisana, in provincia di Udine, per la consegna della divisa e dell'equipaggiamento. Il fucile e le giberne li ho ricevuti durante il periodo dell'istruzione militare, svolto nei pressi di Sagrado, dove il reggimento era acquartierato in una grande stalla vicina al fiume Isonzo, attrezzata a caserma. I cameroni avevano letti a castello da tre posti, me ne vidi assegnato uno in basso. I gabinetti erano collocati in capanni costruiti in un angolo del vasto cortile. L'acqua per lavarci al mattino sgorgava da rubinetti posti al di sopra di lunghe vasche, un tempo servite come abbeveratoio per i cavalli.
Alla prima adunata io e diversi altri commilitoni siamo stati chiamati per fare il corso di allievi caporali. L'ufficiale aveva l'elenco di giovani che avevano fatto servizio come volontari nella GIL (Gioventù Italiana Littorio), considerati i più idonei a portare i gradi per l'esperienza di vita militare. Per quel che mi riguarda, ho cercato di fargli capire che non me la sentivo, ma inutilmente, non mi dava ascolto. Mi rispondeva che gli ordini non si discutono.
Deciso a non volere gradi, non partecipavo al corso e ne conseguiva che per punizione ogni sera ero consegnato. Una farsa grottesca perché, mentre i miei commilitoni per andare in libera uscita passavano dall'ingresso, io uscivo da uno dei tanti buchi della rete di recinzione. Sono certo che i commilitoni con i quali mi incontravo la sera non parlavano, ma l'ufficiale del mio plotone sapeva che ero fuori, perché i capi posto nei rapporti sulle ispezioni serali erano costretti, per evitare punizioni, a dichiarare che non mi trovavo in caserma.
Sagrado era un piccolo paese, facile da controllare per la ronda militare del reggimento, ma non sono mai stato punito a seguito di un loro rapporto. Eppure mi hanno visto e ascoltato, mentre in una locanda, circondato da civili e soldati, cantavo accompagnato da un fisarmonicista del luogo. Sono certo che l'ufficiale non voleva infierire e non mi puniva perché uscivo senza permesso, evidentemente considerava una libera scelta la partecipazione o meno al corso per caporali.
Ariodante Schiavoncini