GIOVANILE IDEALISMO

Il borghigiano riminese del centrale rione della Castellaccia, Franco Fontemaggi, classe 1930, ci ha lasciato un racconto che rileva come nell'immediato dopoguerra l'impegno politico, anche dei più giovani, fosse ampiamente diffuso. Lui militava in un partito della sinistra. Qui ricorda come questa sua militanza debordasse a volte in eccessi e bravate.

Eravamo, tanti noi giovani della Castellaccia, Agit-Prop, diffusori domenicali che strillavano l'Unità lungo le strade. La prima volta ricordo di avere provato un senso di timidezza, avevo quindici anni, e quel grido mi uscì di bocca a stento. Quelle diffusioni garibaldine incappavano nella polizia di Scelba (Mario Scelba, Ministro dell'Interno), che teneva poco conto degli articoli della Costituzione sulla libertà di parola e stampa con qualsiasi mezzo.

Loro ci sequestravano i giornali, ci intimavano di togliere dalle bacheche i giornali murali che Demos (noto pittore riminese dell'epoca), ci aveva insegnato a realizzare: con le foto e i grossi ritagli dalla stampa, e con il testo della notizia trascritto con lettere alte perché si leggesse facilmente. Quando nel 1949 la guerra in Cina stava per (concludersi con la vittoria di Mao, su uno di questi giornali murali mettemmo le date salienti della lunga marcia e il titolo era: L'amaro tè del Generale Chiang (Chiang Kai-shek il generale nazionalista sconfitto, poi riparato sull'isola di Formosa).

Quando il Generale Ridgway, comandante delle forze NATO, venne in visita in Italia, per quei mezzi che aveva impiegato nella guerra di Corea, scrivemmo lungo i muri delle strade: Ridgway Generale peste, go home! La Polizia in quelle notti aveva raddoppiato le pattuglie di vigilanza, ma anche noi eravamo ben organizzati: inviammo squadre ai quattro angoli della città. Io andai all'Arco d'Augusto e avevo appena cominciato la scritta quando il picchetto dal suo posto mi fece un segno di allerta azionando, come convenuto, la dinamo di una bicicletta. Allora corsi dietro la siepe più vicina e, sdraiato a terra, aspettai che i questurini passassero.

Per non pensare troppo a loro provai a contare le stelle. Troppe da contare. Era davvero una notte felice; mi sentii contento anche per quel piccolo piano orchestrato bene, inoltre nessuno dei nostri aveva concluso la notte in guardina. Già! Perché, per infrazioni come queste, c'era chi finiva in prigione alla Rocca Malatestiana e quando ciò accadeva, c'era sempre chi fra noi dall'esterno lanciava verso quelle finestre a forma di bocca di lupo, grida di incoraggiamento e solidarietà.

Mi veniva alla mente allora un poema di Nazim Hikmet: guardo la notte attraverso le sbarre e il mio cuore batte con la stella più lontana. In quegli anni di guerra fredda vivemmo l'incubo di una terza guerra mondiale. Allora si andava di casa in casa, e anche tra i bagnanti sulla spiaggia, a raccogliere le firme per l'appello di Stoccolma per mettere al bando la bomba atomica. Più che una posizione di parte, la nostra era una rivolta, una sorta di ripugnanza nei confronti del più forte; sostenevamo sempre la causa di quelli che ci apparivano i più deboli, anche quando le ragioni erano discutibili; ci battevamo per riscattare l'umiliazione della povertà che ancora tanta gente doveva sopportare.

Quando ancora la città portava ben evidenti i segni della guerra, ci si opponeva a che non venissero proiettati film come: Addio Kira e Noi vivi, due film voluti dal regime fascista, responsabile di tanti lutti e rovine. Ricordo che alla prima del film Addio Kira con gli amici partecipai alla proiezione. Ci eravamo mobilitati allo scopo che questa venisse interrotta, ricorrendo per questo a ripetute salve di fischi e chiassate. Quando poi la polizia intervenne minacciando di arrestare alcuni di noi, rompemmo al suolo alcune fialette contenenti una sostanza nauseabonda che costrinse in fretta tutti a uscire.

Il giorno dopo il proprietario del Cinema Modernissimo (oggi non esiste più, era sito in via Gambalunga), ritentò la proiezione (forse caldeggiava quelle idee?) e noi replicammo la protesta, questa volta lanciando sullo schermo una dozzina di uova, che con una siringa avevamo svuotato e riempito d'inchiostro.

Franco Fontemaggi