Il DLF di Rimini, nei primi anni Sessanta, sotto la presidenza di Sergio Spina, esordì con un organo d'informazione che ebbe vita per circa un lustro, una sorta di Bollettino, con direttore responsabile un ferroviere dell'O.G.R. e noto commediografo, Liliano Faenza. In seguito il DLF, dietro compenso, si affidò all'ospitalità offerta dal giornale La Locomotiva, periodico dei lavoratori dei trasporti romagnoli, mensile di espressione sindacale.
Su questo giornale il DLF di Rimini finì per occupare spazi fino ai 2/3 delle sue 24 pagine. Questo continuò fino a quando, alla fine del 1993, la pubblicazione chiuse i battenti, nonostante avesse sempre avuto un bilancio in utile e alle spalle 36 anni di storia. Dalle colonne del suo ultimo numero il direttore responsabile, Emo Demetrio, giustificò il getto di spugna per carenza di collaborazione, in particolare di contributi scritti.
Al DLF, questa premessa fu avvertita come un monito che frenò dall'avventurarsi in un'iniziativa dagli esiti incerti, anche se l'esigenza di avere un giornale era sentita. Da parte mia, la perplessità derivava anche dall'esperienza diretta poiché avevo avuto modo di rilevare come fosse già complicata e impegnativa la normale attività amministrativa, cosicché aggiungere altro carico di lavoro avrebbe forse voluto dire complicarsi la vita.
Fu con l'avvento del nuovo Consiglio Direttivo DLF, mandato 2000 - 2003, che il problema venne posto nuovamente all'attenzione. Dopo ripetute sollecitazioni, in particolare del consigliere Adriano Montanari, rotti gli indugi, prese corpo la pubblicazione della Nostra Voce. La nascita del periodico andava a colmare un palese vuoto di comunicazione verso i soci. A quei tempi non si erano ancora imposti altri validi strumenti atti a svolgere in modo efficiente tale funzione che, in seguito, con il progresso tecnologico, si sarebbero affermati con una diffusione quasi capillare.
Si fa qui riferimento alla comunicazione via siti Web, Facebook, e-mail, ecc. che oggi per il DLF Rimini costituiscono strumenti di potente ausilio, ampiamente utilizzati, per alcuni aspetti indispensabili, in primo luogo sul piano della segnalazione tempestiva delle notizie.
Nel mese di agosto del 2000 usciva così, sia pure in una veste tipografica modesta, quattro pagine a bicromia, il primo numero della Nostra Voce Notiziario DLF, giornale bimestrale del Dopolavoro Ferroviario di Rimini. Vent'anni sono passati.
Il Consiglio Direttivo del DLF continua ad assegnare al periodico la funzione di vetrina sulle attività DLF e non solo. Il giornale vive e vegeta in base ai contributi scritti dei soci, che in tutti questi anni fortunatamente non sono mai mancati. Tanto che il giornale ha nel tempo, progressivamente, aumentato tiratura e numero di pagine. Lungo questo percorso hanno lasciato articoli scritti sulle sue pagine tanti soci. Alcune di queste persone di indubbio valore ci hanno lasciato, perché giunti al capolinea della loro vita.
Nell'occasione della ricorrenza del ventennale, si vuole qui ricordare alcuni di questi soci che più lungamente hanno collaborato al giornale: Elio Biagini che ci raccontò le sue esperienze giovanili d'anteguerra nella natia frazione di Viserba, nonché l'esperienza della guerra vissuta da soldato e partigiano in Albania oltre a quella di ferroviere; Vito Milano raccontò le sue vicissitudini come ferroviere durante il periodo bellico e dell'immediato dopoguerra, innumerevoli i ricordi che poi fissò in un libro; Edmondo Semprini ci rese partecipi con i suoi aneddoti dei tanti episodi che segnarono la sua esperienza durante il secondo conflitto mondiale, vissuti fra Bologna, Firenze e Rimini; Vinicio Vergoni, lui che da ragazzino era stato un frequentatore assiduo del dopolavoro, si prefisse e attuò l'obiettivo di scrivere tanti suoi ricordi sul DLF d'anteguerra, in modo che affermava: Se un domani si scriverà un libro sulla storia del DLF Rimini, ci sarà materiale cui attingere.
Ciò detto c'è solo da auspicare che questo giornale, una delle poche testate sopravvissute nei DLF, segnalata in permanenza sul sito nazionale DLF, possa con il contributo dei soci avere ancora una lunga vita.
Giovanni Vannini