In questo racconto Elio Biagini (1923 - 2007), già ferroviere e sindaco revisore al DLF, rivive un episodio legato alla sua vita studentesca.
Terminate le scuole elementari, c'era da scegliere: o continuare a studiare o andare a imparare un mestiere. I miei genitori, con grande orgoglio, nonostante le disagiate condizioni economiche, optarono per farmi studiare. Si decise di iscrivermi alle scuole professionali con indirizzo tecnico. Tutte le scuole superiori erano a Rimini, perciò per continuare a studiare bisognava andare in città. Bisognava però risolvere un problema di vitale importanza: per andare a Rimini ci voleva la bicicletta; in casa ce n'era una sola, tutta sgangherata, che serviva a mio padre per andare a lavorare.
Una domenica mio padre prese la decisione di andare a Rimini per comperare il velocipide. Mi caricò sulla sua bici e via verso il Corso d'Augusto dove c'era un grande negozio in cui si vendevano le bici e il cui proprietario era il signor Ulisse Conti. Entrammo nel negozio dove c'erano tante biciclette di tutte le marche e mio babbo disse al proprietario che voleva comprare una bici Bianchi (perché sapeva che a me piaceva quella marca).
Il prezzo era di lire 550 e dopo varie discussioni si arrivò in conclusione a 500 lire. A quel punto mio padre con fare impacciato, rivolgendosi al signor Conti, gli fece presente che abitava a Viserba e che suo figlio doveva venire a studiare a Rimini, per cui ci voleva la bicicletta, ma lui non aveva una lira. Il proprietario con la sua esperienza di commerciante scrutava profondamente l'espressione triste di mio padre che avrebbe voluto assolutamente accontentare il figlio. Dopo averlo squadrato da capo a piedi, il signor Ulisse gli chiese come avrebbe fatto a pagare; mio padre gli rispose che ogni mese gli avrebbe portato 50 lire.
Un altro sguardo del proprietario del negozio e poi questo prese la bici, la gonfiò e infine me la consegnò. Ho visto mio padre con le lacrime agli occhi per la gioia. Regolarmente ogni mese, con tanti sacrifici, mio padre si recava dal signor Conti per saldare il suo debito; alla fine questi gli lasciò i soldi per comperare il bollo (ogni bicicletta doveva avere il bollo) che credo costasse circa 5 lire (e se non avevi pagato quel balzello saresti incorso in una multa di 10 lire).
Quella mia bicicletta fu poi rubata durante la guerra da truppe tedesche in ritirata mentre io ero ancora recluso in campo di concentramento.
Elio Biagini