L'ambiente di lavoro è stato, e continua tuttora a essere, un elemento molto importante nella vita lavorativa di ciascuno di noi. Nel corso degli anni le cose sono notevolmente migliorate, anche se nuove problematiche sono comparse con l'evolversi del tempo. Per la qualifica di macchinista con cui ho operato in ferrovia fino al 2002, l'ambiente di lavoro era circoscritto alle cabine di guida e ai corridoi che collegavano una cabina all'altra dei vari locomotori.
Tralasciando le vecchie locomotive a vapore che per tanti motivi meriterebbero un discorso a parte, quasi tutti gli altri mezzi di locomozione avevano alcuni aspetti negativi in comune, tra cui la scarsa pulizia, la rumorosità e le condizioni climatiche che si creavano con il cambiare delle stagioni.
La presenza di olio e polveri varie rendevano spesso gli spazi ove si operava in condizioni non ottimali. La rumorosità su alcuni mezzi raggiungeva dei livelli sicuramente dannosi per l'apparato uditivo. Spifferi d'aria ghiacciata in inverno da dover tenere sciarpa e cappotto, e temperature infernali che si raggiungevano nel periodo estivo, erano caratteristiche che non rendevano certamente piacevole il lavoro.
A proposito di caldo, ecco un simpatico episodio capitatomi in una torrida giornata di piena estate. Quel giorno il turno mi assegnava un treno locale in partenza da Rimini alle 12.30 circa con fermata in tutte le stazioni e arrivo dopo quasi tre ore a Ferrara! Contro sole per tutto il tempo, specie lato guida. Un vero supplizio!
In quel periodo viaggiavo in coppia con l'amico Vandi Anselmo e con lui in questi casi si cercava ogni maniera per difendersi dal gran caldo: una scorta d'acqua, ricerca dell'ombra in ogni modo e con tutti i mezzi, un abbigliamento comodo, poi tanti tovagliolini di carta a bordo per asciugarsi il sudore e per proteggersi le mani quando si impugnavano i vari comandi resi roventi dal sole, cambi frequenti alla guida quando il sole picchiava prevalentemente da quella parte. Tanti piccoli accorgimenti per provare a rendere il tutto più vivibile.
Quel giorno, ormai giunta l'ora della partenza, notammo sul marciapiede un signore che scrutava con attenzione il nostro locomotore e che, piano piano, giunse fino alla porta aperta della cabina e sbirciò dentro con curiosità. Biondo, di mezza età, straniero, ci salutò in un italiano molto approssimativo mentre continuava a guardare insistentemente il posto di guida. Capito il suo desiderio di salire e scambiato uno sguardo di assenso con Anselmo, con un cenno lo invitammo a salire.
Come prima cosa, estrasse dalla tasca un biglietto per Cervia unitamente a un documento con relativa fotografia che attestava essere un ingegnere delle ferrovie svedesi. A quel punto decidemmo di ospitarlo a bordo anche se la cosa non era del tutto regolare. Prelevammo dalla cabina posteriore del locomotore un sedile e lo posizionammo tra noi in mezzo alla cabina. Ringraziò con un sorriso che esprimeva tutta la sua gratitudine.
Segnale verde, paletta dal capostazione e avviai il nostro locomotore 424 che in poco tempo raggiunse un livello di rumorosità tale che era impossibile anche parlarsi, ma con le poche parole d'inglese nostre e quelle sue d'italiano il discorso era veramente stringato.
Il nostro ospite sembrava comunque felice così, anche se cominciò poco a poco a grondare sudore come noi. Del gran caldo mi lamentai con Anselmo che in dialetto, per essere sicuro di non essere capito, rispose: Al fem arrost ma quest! Stazioncina dopo stazioncina raggiungemmo Cesenatico ove era previsto l'incrocio con il treno proveniente da Ravenna. Solo un paio di minuti di pausa, giusto il tempo di staccare i motoventilatori per attenuare il rumore.
Alla ripartenza verso Cervia, stazione di arrivo dell'ingegnere, il dramma. Uno sguardo alla pulsantiera di comando del locomotore e mi accorsi di una anormalità. Sbigottito, farfugliai qualcosa tra i denti e rivolgendomi al collega gli indicai la pulsantiera. Anselmo, guarda qua! In contemporanea senza dare troppo nell'occhio allungai una mano sulla scaldiglia centrale posta a due dita dalla schiena dello svedese, ritraendola velocemente per non scottarmi.
Per mia disattenzione avevamo viaggiato da Rimini a Cesenatico col riscaldamento acceso! Proprio quel che ci voleva in quella caldissima giornata! A Cervia il nostro ospite scese ringraziandoci tanto. Anselmo e io commentammo che probabilmente non avrebbe più chiesto di salire su un locomotore italiano! Arrivammo a Ferrara disidratati, esausti. Poi una bella bevuta d'acqua fresca alla salute della nostra scaldiglia ancora bella calda!
Luciano Caldari