GIOCHI INCAUTI

Il socio Benito Colonna, classe 1937, pensionato FS, nato nella frazione di Rivabella dove tuttora risiede, in questo suo breve racconto ricorda come nell'immediato dopoguerra, nelle aree non ancora bonificate, per alcuni bambini costituisse motivo di svago il pericoloso e improprio utilizzo di residuati bellici.

Un pomeriggio del 1945 poteva diventarmi fatale se la mano del destino nella figura di un amico più grande di me non mi avesse favorito. Preciso che indossavo i pantaloni corti. Ero stato ai fortini tedeschi presenti in zona vicino a una cascina. A quel tempo si potevano reperire con la massima facilità: polvere da sparo per cannoni di ogni portata, proiettili di ogni tipo, sia tedeschi che alleati, tritolo, gelatina e anche dinamite.

Non so che tipo di esplosivo fosse quello che avevo trovato: si presentava in pani a forma di mattone dalle dimensioni ridotte, di colore bianco e consistenza friabile. Dopo averlo sminuzzato, mi ero riempito la tasca destra dei pantaloni. Tornando verso casa, vidi un amico, Lino Tosi, in un campo dove aveva acceso un fuocherello alimentandolo con erba secca, vicino a un fossato (largo circa due metri) che andava in direzione mare.

Mi avvicinai estraendo piccole manciate di quella polvere dalla tasca: la gettavo nel fuoco da dove all'istante si sprigionava una o più lingue di fiamma. Dopo sette o otto volte che avevo eseguito il gesto, la fiammata accese anche quella polverina che si era depositata sul palmo della mia mano. Spaventato e sprovveduto, istintivamente cercai di spegnere il fuoco sfregandola sui pantaloni proprio all'altezza della tasca. Questa prese immediatamente fuoco; per mia fortuna, appena l'amico si rese conto di cosa stava accadendo, senza esitare un attimo, mi spinse letteralmente nel fosso pieno d'acqua e io non riportai alcun danno se non un bagno fuori programma.

Benito Colonna