Un triste annuncio è pervenuto al DLF: il 6 settembre, a 91 anni d'età, il socio Vinicio Vergoni ha chiuso il suo ciclo di vita. Lo ricordo come un uomo di alta dirittura morale, che si dedicò, nel corso della sua esistenza, con tenacia a un intenso impegno civile. Persona di buona cultura, per alcuni decenni fu promotore e sostenitore di diverse manifestazioni, premi letterari e riviste politico-culturali, alcune anche di carattere nazionale. Per questo la comunità cittadina gli deve molto, in particolare gli abitanti della frazione di Miramare dove visse e operò, e per la quale, quando ricoprì incarichi politico-amministrativi, si spese con capacità e spirito di abnegazione per risolverne le ricorrenti problematiche.
A Vinicio però deve non poco anche il DLF di Rimini. Approfondii la sua conoscenza verso la fine degli anni '90 quando curò al Cinema Settebello, con suoi sodali Antonio Gamberini, Lino Gobbi e altri, la presentazione di un libro dedicato a Emo Demetrio, una figura mitica nel mondo politico - sindacale ferroviario riminese della seconda metà del secolo scorso. Lo ritrovai sempre al Cinema Settebello nel marzo del 2003, alla presentazione di un libro edito dalla nostra associazione per il 75° anniversario della fondazione del DLF Rimini (nella foto qui pubblicata Vinicio durante il suo intervento).
In quell'occasione mi confessò il suo cruccio per non aver potuto dare un contributo personale alla stesura di detto volume essendo all'oscuro dell'iniziativa. Per altro l'elaborazione di quel testo fu lunga e laboriosa per la ricerca di notizie, documenti e foto, a causa dell'insufficiente materiale inizialmente disponibile. Questa carenza riguardava in particolare l'anteguerra, anche se lacunosi si rilevarono pure alcuni decenni successivi. Un vuoto addebitabile alle distruzioni belliche e al marasma del dopoguerra e, dispiace affermarlo, anche all'incuria e all'ignavia di chi doveva conservare i carteggi e non lo fece.
Fu nel giugno del 2006 che Vinicio telefonandomi mi espresse l'idea di pubblicare, a puntate, sul giornale del Dopolavoro sue memorie riferite al DLF, per parte degli anni 30-40, proposta che non mi feci ripetere due volte e accolsi con favore. Intitolò quegli scritti Frammenti, numerandoli a ogni uscita in progressione. Riteneva che quei ricordi si sarebbero dimostrati utili nell'eventualità di una nuova pubblicazione per il centenario dell'Associazione. Vinicio si sentiva da sempre legato all'ambiente ferroviario poiché il padre aveva prestato servizio come macchinista FS e la frequentazione del DLF era stata per lui naturale fin da bambino, abitando nelle vicinanze.
Collaborò così sulle pagine di questo periodico per circa un decennio, anche se negli ultimi anni, esaurito il filone DLF, variò tema e scriveva sempre più saltuariamente. La sua prosa era piacevole e con i suoi scritti animò e contribuì notevolmente a qualificare il giornale. Negli ultimi mesi non c'eravamo più sentiti; avevo provato a chiamarlo sia a casa sia sul cellulare, senza insistere poiché sapevo che la sua salute si era fatta cagionevole.
Seppi poi che la sua morte era avvenuta in ospedale dove era da tempo degente. Anche se la sua età era ormai avanzata, non avevo mai pensato al peggio; sarà forse perché il tempo non aveva incrinato la nitidezza della sua voce né la vivacità del suo spirito.
Giovanni Vannini
