Una struttura di carattere ricreativo ha contraddistinto, più di altre nel tempo, la storia del DLF a Rimini: il cinema. Già nell'anteguerra l'associazione poteva contare, fra gli immobili ricevuti in affidamento dalle FS, un cinema-teatro. Ciò aveva fra l'altro permesso l'affermarsi di una compagnia filodrammatica che, con la squadra di calcio, costituiva la punta di diamante fra le attività svolte all'epoca dal DLF, arrivando ad ottenere importanti successi e riconoscimenti anche a livello regionale. Il cinema-teatro si trovava dove oggi sorge la palazzina occupata dall'ACI e, come altri immobili presenti nell'area, fu spazzato via dalla furia devastante degli eventi bellici della seconda guerra mondiale.
Il DLF poté fare ritorno nel sito del suo originale insediamento solo verso la metà degli anni '50 del secolo scorso, dopo che gli ultimi sfollati avevano lasciato l'unico edificio della zona miracolosamente scampato al conflitto: la palazzina Ghedini. Oggi vi sono ubicati la mensa e il circolo bar. Nell'ambito dell'opera di ricostruzione che allora ferveva in città, anche i dirigenti DLF si posero degli obiettivi che consistevano nella realizzazione di un fabbricato polifunzionale (da utilizzare poi come sede sociale e per attività ludiche) e di un cinema.
Dopo alterne vicende ed ostacoli di ogni tipo, fu solo nel 1967 che i dirigenti dell'associazione, in ragione delle limitate possibilità economiche, puntarono decisamente solo sul progetto cinema. La considerazione di fondo che prevalse fu che con il reddito derivato da quella attività commerciale si sarebbe poi passati all'altro obiettivo, cioè la costruzione di una nuova sede sociale. La leva economica che permise di dare corso al progetto fu il prestito ottenuto dalla Sede Centrale, elargito in due fasi successive fra il 1966 e 1969 per un ammontare complessivo di Lire 80.280.000, da restituire poi in rate annuali.
Fu così che si passò alla costruzione dello stabile con lavori che si protrassero fino al 1970. Esattamente il 28/06/1970 il nuovo cinema, con ampio parcheggio, veniva inaugurato. Ne risultò un locale d'avanguardia, di prestigio, che ben presto primeggiò fra le sale del riminese per affluenza di pubblico. Tuttavia la situazione di redditività dell'esercizio non durò a lungo. Anno dopo anno i margini di gestione si fecero sempre più esigui. A questa contrazione degli utili si rispose con provvedimenti che razionalizzavano gli organici, riducevano i tempi di apertura e con chiusura nel periodo estivo.
In questa stagione il personale del cinema prestava servizio presso la mensa di stazione per la quale invece erano quelli i mesi in cui si raggiungeva il massimo delle presenze di avventori. Alcuni di questi dipendenti, poi, finirono per essere assunti in pianta stabile presso la stessa mensa o in quella dell'OGR di via Tripoli, e alcune cassiere vennero impiegate presso gli uffici in sede. Queste misure-tampone alla lunga risultarono insufficienti. Furono anni in cui il decisivo affermarsi della televisione costituì il fattore destabilizzante che determinò un'acuta crisi del cinema.
Anno dopo anno si assistette a un costante processo di contrazione delle presenze, che sembrava irreversibile. Una regola generale che aveva però le sue eccezioni. Sfuggivano infatti a questa situazione negativa i gestori di catene di sale cinematografiche perché avevano potere contrattuale verso i distributori di pellicole e ciò permetteva loro di accedere ai cosiddetti film cassetta. Condizione quest'ultima che naturalmente assicurava lauti guadagni.
In tale contesto la gestione diretta del cinema Settebello con conti in passivo era ormai fuori mercato. Correva l'anno 1989 e, non senza divergenze al suo interno, il Consiglio Direttivo DLF decise a maggioranza di indire una gara d'appalto. Il cinema venne così affittato. Si riuscì così a percepire un affitto dall'importo annuale insperato di Lire 89.000.000, con la garanzia fra l'altro di assorbimento di tutto il personale in organico. La società che rilevò il cinema gestiva altre 17 sale (F.lli Giometti e Zanni).
Con questa soluzione il cinema ritornava a essere, dopo oltre un decennio, la principale voce d'introito per il DLF e permetteva più in generale il rilancio dell'Associazione. Bussarono però ben presto alla porta altri impegni di spesa che ridussero tale redditività. Questo avvenne per lavori di adeguamento alle leggi in vigore (impianto elettrico, idraulico, di condizionamento, ecc.) e altri interventi di restyling. La più rilevante di queste spese fu affrontata nel 1995 quando s'impose, per ragioni di mercato, la modifica in multisala (due sale invece di una).
Si procedette così con relativa soddisfazione per le casse del DLF fino al fatale anno 2005 quando venne inaugurata la multisala delle Befane (gestore uno dei soci del Settebello: Giovanni Giometti). L'avvento di quella megastruttura ebbe subito pesanti ripercussioni perché di lì a poco si assistette alla definitiva chiusura delle superstiti sale cinematografiche di Rimini centro, compreso il Settebello che rimase chiuso per circa due anni. Questo evento ebbe riflessi negativi anche sul tesseramento e sul contesto generale, quadro economico compreso.
In seguito, dopo ripetuti tentativi si ricucirono i rapporti con Silvio Zanni (socio della gestione precedente) siglando un accordo per un diverso tipo di contratto d'affitto che non faceva più perno su una quota fissa, ma si basava su una provvigione sugli incassi. La felice operazione riportò di lì a poco in auge le sorti della multisala anche perché si basava sulla programmazione di film di buon livello.
Sennonché ben presto si ripropose la necessità di far fronte ad altre spese: le più rilevanti furono la conversione per il passaggio delle proiezioni dall'analogico al digitale con l'acquisto e l'installazione di tutta una serie di apparecchiature elettroniche, e la realizzazione di una terza piccola sala di proiezione. Sono stati questi sacrifici economici che hanno permesso però di mantenere una buona e costante affluenza di spettatori. Peraltro fa parte del gioco che queste strutture siano soggette a ricorrenti oneri di spesa per riparazioni e manutenzioni e talvolta, come capita, anche a spese per interventi straordinari.
C'è da dire che finora il rapporto con i gestori è stato buono poiché perseguiamo i medesimi intenti, finalizzati a comuni e reciproci interessi.
Giovanni Vannini
