SULL'ORLO DELLA GUERRA CIVILE

Nel luglio del 1948 il Paese fu a un soffio dalla guerra civile. Causa scatenante fu l'attentato al segretario del PCI, Palmiro Togliatti, che rimase gravemente ferito. Questi, operato d'urgenza, si salvò e dal suo letto di ospedale, con un appello radiofonico, invitò i suoi alla calma e alla ragione. Appena in tempo perché a parte gli immediati moti di piazza, la rivolta era già scoppiata in città come Genova o in intere zone come quella dell'Amiata, ci fu la presa diretta del potere. Cosa avvenne a Rimini in quei giorni Franco Fontemaggi, classe 1930, del rione Castellaccia, allora giovane militante comunista, scrisse questo brevissimo racconto.

Il 14 Luglio 1948, un esaltato studente di destra sparò a Palmiro Togliatti tre colpi di pistola ferendolo gravemente. La reazione fu la messa in subbuglio dell'Italia e il popolo di sinistra si riversò nelle piazze. A Rimini le saracinesche dei negozi furono abbassate, la polizia accantonata in caserma, si respirava un'aria preinsurrezionale. Ci mancò poco a che lo sciopero generale di protesta non sfociasse in un movimento di piazza violento. La città era pattugliata da squadre di giovani, alcuni anche armati, che impedivano ogni attività lavorativa. Una di queste squadre era diretta da Brasile (nome di battaglia) che era stato capitano nei maquis francesi (partigiani). Noi lo seguivamo un po' disorientati, ma col fazzoletto rosso al collo, in attesa dell'ordine, del segnale per agire.

Franco Fontemaggi