Il socio Virginio Cupioli (Tonino), classe 1926, pensionato FS, ricorda aspetti della sua fanciullezza soffermandosi questa volta sulle merende.
La piada che giornalmente facevano le mamme, anche per l'intero giorno successivo, diventava secca, questo però non costituiva un problema perché ai ragazzi piaceva anche così. Finché c'erano i prosciutti e i salami, che venivano affettati sla sghètta, veniva imbottita da fette il più delle volte molto spessorate per la difficoltà del taglio; quando i salumi erano finiti, mangiavamo solo la piada e alla richiesta se c'era qualcosa per imbottirla, la mamma rispondeva crucciata più verso se stessa che verso i ragazzi: ui'è un pez ad brécca (c'è un pezzo di asina).
Qualche volta Tonino farciva la piada con foglioline di aglio fresco che non gli dispiacevano e che servivano anche a disinfettare l'intestino contro i vermi dei bambini, molto frequenti all'epoca. Ogni tanto beveva un uovo fresco, prelevato direttamente dal nido ancora caldo e quando era vuoto si accertava col dito se la deposizione fosse imminente. Tonino imparò come procedere: con la mano sinistra sollevava la gallina tenendola con le ali congiunte immobilizzate, poi la parte interessata veniva ispezionata con il dito e se l'uovo esisteva il polpastrello palmava il guscio.
Nel caffelatte al mattino era preferibile mettere il pane, tuttavia in mancanza spezzettavano la piada secca anche se non era il meglio. Invece a scuola, per merenda, portavano un salsicciotto stagionato da mangiare con la piada durante la ricreazione.
Virginio Cupioli