LA GUERRA È FINITA

Il socio Edmondo Semprini, classe 1923, pensionato FS, ricorda il passaggio del fronte bellico durante l'ultimo conflitto mondiale. In cui da sfollato aveva trovato rifugio con la famiglia a San Marino, in una galleria delle ferrovie. Le memorie sono state raccolte dal sig. Daniele Celli.

A San Marino avevo trovato riparo con la mia famiglia nella galleria della Fiorina. Vicino all'imbocco che guarda verso Croce. Un facoltoso sfollato di Bologna, il signor Sarti, noto produttore di liquori, a San Marino c'era già da diverso tempo e dentro la galleria si era creato addirittura un proprio settore ben organizzato, delimitato da una separazione. In una delle nicchie aveva la sua riserva di alimenti. Noi ci eravamo accampati proprio di fianco a lui. Era una persona gentile e ogni tanto ci regalava qualcosa da mettere sotto i denti.

Diverse volte è capitato che i tedeschi venissero in galleria a cercare gli uomini per fare scavi di trincee o minare strade e campi; una volta terminato il lavoro li lasciavano andare via. Mia mamma mi creò una cerata al braccio destro nella speranza di non farmi prendere. Io dicevo: Kaput mostrando il braccio e per fortuna mi è sempre andata bene.

Quando arrivarono gli Alleati, ricordo che tutti i presenti in galleria esultarono di gioia. La mattina seguente ci allontanammo da quei luoghi. Per paura delle molte mine che sapevamo essere state posizionate dai tedeschi, seguivamo il tracciato della linea ferroviaria, mettendo un piede sulle traversine e l'altro sul binario.

Dopo avere percorso qualche centinaio di metri circa, sul bordo della ferrovia notammo sul terreno zone delimitate da nastri bianchi, erano le zone già sminate dagli Alleati durante la loro avanzata. Lasciammo la ferrovia e ci dirigemmo a Vallecchio. Lungo il percorso i soldati morti, sia di una parte che dell'altra, non si contavano da quanti ce n'erano. Poco distante da una casa vidi in una buca il corpo di un giovane soldato tedesco, poteva avere circa sedici anni.

Poco più avanti ci fermammo a chiedere un po' di acqua. Bevemmo immergendo la faccia nel secchio, come fanno le bestie, dalla sete che avevamo. Risolto questo problema, bisognava ora pensare a riempire la pancia. Per calmare i morsi della fame, in una vigna, raccogliemmo alcuni grappoli d'uva.

Giunti in prossimità di un torrente, sul greto ghiaioso, c'era un cavallo marrone. La zona era tutta punteggiata da un gran numero di buche lasciate dagli scoppi delle granate. Avevano molto combattuto lì. Quel cavallo era molto strano, non faceva nemmeno un movimento. Quando mi avvicinai constatai che quella povera bestia era morta. La cosa mi stupì enormemente, che nonostante fosse morto, riusciva a stare in piedi. (Visto tutte quelle buche, ho pensato che il cavallo era stato ucciso da una granata e dopo avere raggiunto la rigidezza del rigor mortis, una successiva esplosione lo aveva sollevato e fatto cadere in posizione eretta).

Edmondo Semprini