RICORDI SOLLECITATI

Alcuni giorni fa, andando a rinnovare la tessera sociale per l'anno in corso, il presidente del DLF, sig. Vannini, salutandomi mi disse: Pasini, perché non scrivi qualcosa per il nostro giornalino? Tuo padre è stato un consigliere del DLF...

Da questa richiesta e da questo spunto mi sono venuti alla memoria alcuni ricordi legati a mio padre, che scrivo di getto, sperando che qualche lettore che l'ha conosciuto ne rammenti la memoria e, perché no, possa aggiungere qualche altro aneddoto.

Mio padre, Pietro, conosciuto negli anni '50/'70 come Maestro Pietro si diplomò nel 1933 maestro di scuola elementare e iniziò a insegnare presso le scuole di San Giovanni in Marignano dove, in bicicletta, si recava ogni giorno da Rimini e dove aveva una scuola pluriclasse (alunni di età diverse nella stessa aula).

Scelse poi, avendone vinto il concorso, per motivi logistici, di fare il Segretario a Rimini presso le locali Scuole Industriali. Passato il periodo della guerra, nel quale ebbe parte attiva come ufficiale sul fronte greco-albanese, poi in Italia nella guerra di Liberazione risalendo l'Italia con il fronte alleato, si trovò a dovere scegliere fra continuare a fare il Segretario presso la scuola o presso la ferrovia, essendo risultato vincitore di concorso nelle FF.SS., come Alunno d'ordine di Segreteria e assegnato al Servizio Materiale e Trazione (scrivo FF.SS. perché così si siglavano, abbreviando, in quegli anni le gloriose Ferrovie dello Stato).

Optò per fare il ferroviere. Fu assunto in prova il 1° giugno 1948 nell'Officina Locomotive di Rimini. Svolse poi, dal 1951, la sua carriera nelle Segreterie dei Depositi Locomotive di Rimini, Bologna e Firenze e andò in pensione come Segretario Superiore di I classe, equivalente all'attuale Sovrintendente, nell'ottobre del 1974.

Pur facendo il ferroviere, la sua passione e missione era la scuola: infatti quasi tutti i riminesi assunti in ferrovia, negli anni dal '50 al '70, sono passati attraverso il suo insegnamento. Ricordo un particolare: la prova della vista e dei colori con le matasse di cotone: di vari colori e sfumature che mia mamma Rina conservava in una scatola di latta, alla quale il babbo sottoponeva preventivamente chi gli si presentava per la compilazione della domanda, per non fare sprecare soldi e alimentare inutili speranze.

Ricordo che molti ragazzi non sapevano di avere problemi visivi. Chi non distingueva i colori e le sfumature veniva dissuaso dal compilare la domanda per l'ammissione al concorso, poiché l'Ispettorato Sanitario delle FF.SS. era particolarmente pignolo sulla vista e sull'udito. Le lezioni (ad esclusione di quelle tenute nei locali del Deposito Locomotive di Rimini per concorsi di cambio qualifica interni), erano serali, poiché erano per lavoratori e si svolgevano presso le ACLI, o presso l'abitazione della nostra famiglia, in via Titano, nel Borgo Sant'Andrea e poi, dal 1954, in viale Astore a Marina Centro.

Tanti sono i ricordi legati a questo periodo. Alle lezioni, per ogni concorso partecipavano dai 15 ai 20 alunni; in quel periodo i concorsi in ferrovia erano frequenti e per diverse categorie. Ricordo che su un quadernetto mio padre annotava le presenze, i pochi soldi riscossi e tante volte non riceveva nulla rinviando a quando ...sarai assunto.... Ma la gratifica più grande era quando uno dei suoi ragazzi era assunto; e tanti lo furono. Per lui era una missione insegnare: tutte le materie scolastiche e, inoltre, disegno tecnico e regolamenti ferroviari, lo trovavano ugualmente preparato.

Allora non esisteva la fotocopiatrice perciò duplicava i suoi appunti, problemi, formule, da distribuire agli alunni, con una vaschetta dove versava una specie di colla di pesce che si rassodava. Su questa passava un foglio che scriveva con un particolare inchiostro e che lasciava sulla superficie gelatinosa il negativo, poi prendeva dei fogli bianchi che passando sul negativo venivano impressi e ne faceva tante copie. Ne conservo ancora una dove ci sono tutte le formule di geometria con relative figure e che è ancora leggibilissima, a distanza di quasi 50 anni.

Ricordo che una sera andai con lui al DLF; era da poco nata la televisione, e mentre teneva la sua lezione io rimasi a guardare presso il vicino bar annesso, il programma: era uno spettacolo di teatro giapponese, il teatro dei NOH, che seppure noiosissimo fu da me vissuto con entusiasmo. Dopo poco anche a casa nostra arrivò la TV, per dare a mio fratello Vittorio, malato di cuore (scompenso cardiaco dovuto a insufficienza mitralica), uno svago. Inoperabile per quegli anni, morirà una sera del febbraio 1958 mentre il babbo faceva lezione a Marchi Marino (poi Capo Gestione Merci) e a Gelsomini (poi Capo Gestione addetto alla Segreteria di stazione).

Spesso, quando la lezione si svolgeva in casa, nel piano seminterrato di viale Astore, dopo la cena, io andavo ad assistervi, incuriosito e affascinato dal mondo ferroviario e dalla facilità con la quale il babbo riusciva a rendere semplici anche le nozioni più ostiche, e quasi presago che anche io nel 1970, sarei entrato nella grande famiglia delle FS.

Ero la mascotte del corso ed, essendo birichino, ero solito fare innocenti scherzi; tutti mi conoscevano. Di ciò fui consapevole quando, come detto, diventai ferroviere e ritrovai con piacere molti ex alunni del babbo, sui posti di lavoro, come collaboratori e colleghi. Ricordo ancora i diversi alunni che, evidentemente stanchi per aver lavorato durante la giornata, facevano delle buonanotti; quando il maestro se ne accorgeva li chiamava alla lavagna.

I visi rossi, le vene che fuoriuscivano dalle teste pelate dei meno giovani per lo sforzo: il dettato, nei concorsi per manovale, per alcuni era uno scoglio insormontabile; i segnali in uso nelle FF.SS., quali: segnalazione di treni straordinari, supplementari, ecc., segnali semaforici, macachi, ecc., erano di difficile apprendimento. La stanza era avvolta dal fumo; fumava anche il maestro.

Fra i tavoli, sotto di essi, si sistemava dormicchiando il cane lupo Bobi (a casa di mio padre, tutti i cani che si sono succeduti sono sempre stati chiamati Bobi). A proposito, fui fra gli ultimi alunni di mio padre, insieme al collega Mondaini Giorgio: ci preparò all'esame di concorso per 550 posti a Capo Stazione i.p. D.M. 10850 del 21.05.1969... e grande fu la sua soddisfazione quando, quasi per un tacito passaggio di consegne, dalla stazione di Rimini, licenziai il treno che lo portava al suo ultimo giorno di lavoro nel D.L. di Firenze Romito.

Guido Pasini

N.d.R. Caro Pasini, il ricordo di tuo babbo Pietro è sicuramente ancora vivo nella memoria di diverse leve di ex ferrovieri riminesi, per le capacità d'insegnamento e il generoso impegno profuso nella loro preparazione ai concorsi ferroviari, e aver dato così un contributo rilevante, a volte decisivo, nel superamento delle prove di esame per l'assunzione nelle Ferrovie.